Fu così che mio padre decise di rimanere a Roma, rischiando la propria vita e quella nostra per tutti gli anni che seguirono, fino allentrata a Roma degli americani il Ho passato uninfanzia allinsegna della separazione, della diversità e dellesclusione.
Tutti lontani e tutti molto vicini, diversi eppure uguali.
Daniel è disgustato dal fatto che il sopravvissuto non avesse avuto la forza di reagire e, quando gli anziani presenti gli rispondono che lui stesso non si sarebbe comportato diversamente, decide di lasciare l'incontro: l'episodio diventerà un pensiero ricorrente per il protagonista, che immagina.
Curtis apre un'associazione fascista alla luce del sole e incarica Danny di farsi carico della raccolta fondi.
Fuori da un solo Paese, un solo Continente.E come se, attraverso il periplo di Marina, insieme con le vicende dei suoi ascendenti e parenti, scorressero secoli di Storia, e spesso, sappiamo, di brutta storia, ma allo steso tempo si sprigionasse un senso dellesistenza nel quale si integrano corpo e spirito con una.Gli americani avevano però limitato laccesso ebraico e impedirono a nonna Rachele, anziana e per loro improduttiva, di venire con noi.Fuori anche da una sola religione e una sola cultura, con la curiosità aperta e dialettica di Marina Piperno, alla conquista di una più solida identità ebraica, che sia però in ascolto col mondo, e con la libertà di conviverci.Tony Lip: Tu nemmeno li conosci quelli come te, tu il pezzo grosso che fa i concerti per i bianchi straricchi!The Believer, ryan Gosling in una scena del film, lingua originale ebraico, inglese.E così che Marina, al culmine della sua ricerca e del suo viaggio, ha rafforzato la propria identità ebraica.



Qualcuno lo fa conservando degli oggetti appartenuti agli antenati italiani, altri donano un pezzo, anzi direi una traccia, della propria vita.
E così che le riflessioni di Marina diventano un flusso di coscienza e voce narrante che ci consentono di comprendere laccaduto, individuale e collettivo.
Chiunque abbia già visto, green Book, in perfetto equilibrio fra risata codice genialloyd e coupon e parabola sulla tolleranza, ne è rimasto conquistato.
Alla fine del 1938, racconta, suo padre Simone andò a New York per tastare il terreno in previsione di un possibile trasferimento.
La mattina del giorno dell'esplosione, al telegiornale viene data la notizia dell'omicidio di Manzetti: anche se tutti credono sia stato Daniel, in verità il responsabile è Drake, fortunosamente sopravvissuto al colpo di fucile.Tratta da un'opera teatrale scritta dallo stesso Bean, la pellicola narra fatti biografici e vicende personali ispirati alla vita di Daniel Burros, membro attivo dell' American Nazi Party, antisemita convinto seppure sia stato circonciso e cresciuto secondo le tradizioni ebraiche della famiglia.E bravissima, col suo passo sicuro e la sua curiosità inesauribile.Scritto alla grande, si poggia sull'interpretazione da premio di Viggo Mortensen e del sempre più convincente Mahershala Ali.Daniel viene contattato da un giornalista del New York Times - che si era in precedenza inserito sotto mentite spoglie nel circolo dei seguaci di Curtis - e una mattina lo incontra in un ristorante.Diaspora, ogni fine è un inizio, infatti, contribuisce a sfatare un altro mito: lincompatibilità della cultura ebraica con lidea di nazione.Come diceva Pasolini tutto diventa prezioso quando si sa che deve morire, qui per fortuna non cè niente di apocalittico e mortale, però limpressione è che tutto continuerà a cambiare ancora, che i figli e i nipoti americani o israeliani saranno sempre più diversi dai.Tutta questa forza fondante del legame familiare è stata per me una scoperta.