Si tende invece a sottovalutare come la politica rubi materiale alla satira e con una giravolta ancor più paradossale lo adatti alle sue esigenze e ai suoi disegni.
Poi, a scorrere i cognomi degli indignati domandatori di merito, si scopre che nove volte su dieci il merito della loro invidiabile condizione sociale è attribuibile alla rendita di posizione, alleredità del babbo o del nonno che hanno fondato lazienda, ai soldi di famiglia con.
In una società così pervicace e feroce nel premiare il merito, che fine farà chi proprio non ci arriva?
Un grande penitenziario per i non meritevoli?
Sembra essere questo il caso di A2A, 9 il cui consiglio di sorveglianza approva gli orientamenti strategici.Allacciate le cinture, partiamo.Il primo caso presentato è quello dellacquisizione nel 2009 da parte di A2A, multiutility a maggioranza pubblica 2 dei comuni di Milano e Brescia, della" di controllo della società elettrica del Montenegro (epcg).A2A non è certamente la sola ad aver effettuato un investimento (per ora) infruttuoso nella sua prima operazione oltre i confini.Insomma ai meriti o alle posizioni di privilegio di altri.Perché con la stessa festante sicumera con cui si invoca codice sconto rajapack il merito, si respinge, al contempo, qualunque possibile riferimento a una parola antica e desueta, poco moderna e impolverata, nostalgica e ideologica: uguaglianza.E chiede al guardiano armato di frusta di intervenire per senso di giustizia.



Merita di più non chi «sa fare ma chi ubbidisce.
È proprio perché la classe dirigente italiana ha poco o nulla a che vedere con il merito che il discorso sul merito attecchisce rigoglioso.
Ci voleva il master.
Sono pronto a fare penitenza se mi si dimostrasse il contrario, anzi, in quel caso ne prenderei due, con le acciughe.Il paradosso del «merito» così come viene oggi sbandierato è assai divertente e istruttivo.Mentre arranca, gradino dopo gradino, si sente gridare da chi sta salendo in ascensore: merito!Un ministro dellInterno che assiste al rapimento del capo del suo partito, che lo ritrova cadavere due mesi dopo, che guida le indagini con larguzia di un ispettore Clouseau contro non certo irresistibili geni del male, anziché essere pietosamente pensionato senza lodi, ed anzi cacciato.Entriamo invece ora in qualunque ufficio dellItalia moderna, in quel terziario avanzato che arretra, nellantica modernità dei contrattini a scadenza, dove migliaia di giovani laureati, colti, sapienti, maneggiano fotocopiatrici dando prova della loro perfetta conoscenza della lingua inglese (on, off, print).Possibilmente il master allestero.Non risulta dalle mie pur capillari ricerche, un figlio di ministro o sottosegretario, o grande manager pubblico o privato, o maggiorente di ogni tipo, che frigga le patatine da McDonald o consegni pizze a domicilio.E invece: un tripudio.

E non è Angelino Alfano.
Il problema fondamentale è che per gestire efficacemente il rischio dimpresa occorre, per dirla come gli americani, avere some skin in the game (propri capitali investiti).
Alla premiazione saranno presenti Daniele Giancane, presidente della Giuria, Gianluigi Tubertini e, massimo Ricci Maccarini, rispettivamente assessore alla cultura del Comune di Conselice e della provincia di Ravenna, Erica Zampieri delle, edizioni il Capitello e, angelo Natuzzi, vice Sindaco di Bitritto, in rappresentanza del Premio.